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Temi di scuola - TEMA NARRATIVO

 


TEMA NARRATIVO

Scrivi un racconto di genere giallo (ad enigma, thriller, noir o horror) che abbia questo inizio: “Camminava nel prato senza guardarsi indietro. Io, a pochi passi di distanza, facevo attenzione a non farmi vedere…”. Dai un titolo al tuo elaborato.

 

 

IL DARDO

 

Camminava nel prato senza guardarsi indietro. Io, a pochi passi di distanza, facevo attenzione a non farmi vedere quando la ragazza stramazzò a terra, sull’erba. Non aveva quasi perso sangue. Non si era accorta nemmeno da dove era arrivato il colpo mortale. Restai appena un momento a guardarla bocconi mentre il sangue defluiva, liquido, acquoso dal piccolo forellino nella schiena.

Mi defilai prima che si accumulasse la folla di passanti che facevano jogging o andavano a lavorare attraverso il Giardini di Piazzale Bologna: la prima era andata.

Nei giorni successivi mi godei lo spettacolo dei giornali di Milano che parlavano della morta di Piazzale Bologna prima a lettere cubitali, poi sempre meno fino alle pagine interne. Quando i giornali, finalmente, tacquero, misi a congelare un’altra freccetta. Avevo fatto in officina un contenitore di metallo a forma di cono: ci mettevo dell’acqua che facevo congelare in ghiacciaia. Se ne ricavava un piccolo dardo da poter essere lanciato da una piccola cerbottana. Certo, aveva degli inconvenienti: bisognava lanciarlo velocemente, dopo averlo tolto dal frigorifero, perché alla temperatura esterna si sarebbe sciolto rapidamente. Non mi era possibile, dunque, allontanarmi troppo da casa, prendere una metropolitana o andare a Piazzale Lotto o, meglio ancora, in centro, zona Duomo. Per contro, una volta lanciato e colpito il cuore del bersaglio, il dardo si scioglieva facendo così scomparire per via naturale l’arma del delitto.

Ci avevano ricamato molto sopra perché era un evidente delitto, quello di Piazzale Bologna, ma non si sapeva come fosse stato effettuato: c’era un foro d’entrata da dietro, sulla schiena all’altezza del cuore, ma nessun proiettile e nessun foro d’uscita. Era solo un semplice, piccolo, mortale, micidiale dardo di ghiaccio: un’arma perfetta.

La seconda la presi in via Puglie mentre andava in bicicletta. Ero sotto un albero lungo il marciapiede: mi passò davanti sfrecciando e io non persi tempo: imboccai la piccola cerbottana e soffiai forte. Pftuh!! La ragazza crollò sul lato destro, lei e la bicicletta senza neanche un gemito che avrei sentito perché lungo la strada non passava nemmeno una macchina. Rimase fulminata con le mani sul manubrio. Spettacolare. Rientrai in casa e mi godei lo spettacolo dei passanti che si fermavano, il capannello di gente che si formava, l’ambulanza che arrivava, la polizia, il magistrato, la scientifica con le tutine bianche. Durò parecchie ore burocratiche e, ancora, diversi giorni di giornali.

Certo, se avessero capito l’arma del delitto mi avrebbero beccato facile: abitante della zona, precisione chirurgica. Ma non la capirono mai. Andai avanti per un po’ di tempo: appena i giornali tacevano, pftuh!, un altro ghiacciolino nel cuoricino. Smisi quando i morti diventarono talmente tanti da non meritare più nemmeno i titoli dei giornali. Gli inquirenti non legarono mai insieme il modus operandi quindi non fui neanche mai menzionato come serial killer. Che delusione. E che deficienti!

Qualche dardo lo lancio ancora, di tanto in tanto, ma così, tanto per fare qualcosa quando mi annoio, giusto per non fare come gli altri pensionati che vanno a guardare i lavori dei cantieri aperti. Nessuno lo dice o lo dirà mai ma state attenti alle spalle quando passate intorno a Piazzale Bologna