PER UNA FETTINA DI BAMBU'
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- Categoria: Riflessioni e articoli
- Pubblicato Sabato, 29 Marzo 2025 18:11
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UNA FETTINA DI BAMBU'
Ennio Abate "Nei dintorni di Franco Fortini", Punto Rosso, Milano 2024
L'aliuropoda melanoleuca, meglio noto come "panda gigante", è un animale in estinzione: è onnivoro ma si nutre preferibilmente di bambù. L'homo rufus, meglio noto come "comunista", è un animale estintosi alla fine del ventesimo secolo: ma anche lui era onnivoro e si nutriva di bambù.
Il libro di Ennio Abate "Nei dintorni di Franco Fortini" (Punto Rosso, Milano 2024) è una fettina di quel bambù!
Intanto perché è un libro "caldo", sotto certi aspetti e per qualcuno perfino "scottante". Voglio dire che non si tratta di una raccolta più o meno ampia, più o meno organica di saggi letterari o di altra natura su Franco Fortini. Men che meno saggi scientifici o filologici: è un libro passionale e la passione non indulge troppo alla scienza - ma un poco sì.
Non trovo meglio, per definire gli scritti di Ennio Abate raccolti in questo volume, che le parole usate dall'autore stesso: "Letture e interventi". Solo che l'autore poi chiosa fra parentesi "1978-2024" a volerne sottolineare la collocazione in un arco di tempo ben definito e l'indicazione è una chiave di lettura fondamentale per questo libro nel quale si intreccia, come l'autore avverte fin dall'inizio nella "Introduzione", un percorso di storia personale ma anche di questo paese italico che ancora abitiamo.
Quella storia in cui Franco Fortini era immerso fino al collo come ben ci ricorda Ennio Abate. Già questo sarebbe un merito del testo. L'autore evoca la memoria di Fortini di quegli anni in cui il poeta ragionava sopra la storia, la attualizzava ma anche partecipava al presente e alle sue vicende facendo egli stesso almeno “una” storia. Ennio Abate non dimentica, come altri, questo aspetto di Franco Fortini, il suo fare, intendere, ragionare la politica e la società. Talvolta, invece, si tende a disinnescare le mine che Fortini ha lasciato nel suo percorso di vita e storia ma che sono invece l'essenza della sua letteratura anche là dove pare più innocua e maneggevole - nella poesia. Non solo Ennio Abate non disinnesca ma porta alla luce e valorizza quell'essere bombarolo. Un po' perché è anche lui poeta in proprio e un po' per l'affetto verso quel grande intellettuale che era appunto Franco Fortini. E' quell'affetto a rendere caldo a tratti incandescente questo libro di Ennio Abate.
E' un rapporto di stima a tratti anche spigoloso quello che si descrive qui ed è l'innesco di tante bombe del pensiero che ancora oggi avrebbero ben agio di deflagrare.
La spigolosità non la si poteva evitare nei rapporti con Franco Fortini ed è questa che lo rende oggi un autore difficile da leggere e perciò facile da disinnescare. Ennio Abate non nasconde questa circostanza.
"Nei dintorni di Franco Fortini" è diviso in sette sezioni. "Sezioni", non capitoli. Perché i “capitoli” potrebbero indurre una idea di continuità forse adatta alle storie romanzate ma non altrettanto nelle vite frammentate in giorni e ore in base alle funzioni che svolgiamo (lavori, affetti, famiglia, letteratura, giochi, sport, società, disparità, solitudini). E' un'altra di quelle cose che fa caldo. Un'altra cosa spigolosa.
La divisione in sezioni la descrive da subito e bene l'autore stesso nell'introduzione.
La prima è la "cronaca degli incontri" con Franco Fortini e non ha solo un valore documentario ma storico. Rende conto delle questioni sociali, economiche e, appunto, storiche che erano sul piatto e si stavano svolgendo in quei momenti.
La seconda sezione è una raccolta di "appunti su scritti fortiniani" e sono altrettante micce a cui potrebbe attaccarsi - anche adesso - una qualsiasi deflagrazione del pensiero critico - se ce ne fosse qualcuno.
La terza riporta note su "intellettuali interlocutori o antagonisti di Fortini o studiosi della sua opera”. E' una casistica volutamente incompleta nella quale si segnalano per lampi alcune delle questioni nelle quali Fortini ha avuto voce.
La quarta sezione è forse quella più attuale. Vi si affrontano "alcune delle sue (di Fortini) 'questioni di frontiera' ". Questa è la vera materia incandescente perché quelle "questioni di frontiera" sono ben vive ancora oggi e non si vede ancora quando e se diventeranno inattuali.
La quinta sezione è forse quella più personale di Ennio Abate nella quale, da poeta in proprio, egli propone "stralci (...) (non del tutto fortiniani) di poesia in esodo" i cui esiti sono verificabili negli scritti precedenti dell'autore anche reperibili online dei quali l'autore stesso annota la sitografia.
Le ultime due sezioni, infine, sono quelle forse più accorate e affettive: versi di Ennio Abate dedicati a Franco Fortini e riflessioni sulla sua compagna di vita e su Fortini stesso come insegnante. Quest'ultima è una specie di recensione o saggio su "Allora comincerò..." anch'esso un bellissimo libro caldo uscito l'anno scorso in occasione del trentennale della morte del poeta ed è fatto dai ricordi degli studenti di Fortini fra il 1963 e il 1970.
Infine, per la proprietà transitiva, sia concesso anche a me di parlare: nei dintorni di Ennio Abate. C'è una questione che l'autore del libro tocca proprio nella “Introduzione” e che anche a me, da provinciale, sta molto a cuore: la perifericità del poeta e della sua azione. Perifericità del poeta e della sua poesia ma forse anche della letteratura in generale. Vorrei dire che di tale perifericità o provincialismo è fatta questa letteratura ai tardi anni. L'Italia è una nazione nella quale ci sono 112 città capoluogo e in ogni città c'è un circolo di poeti che stanno fra loro in rapporti più o meno amicali. Ben pochi assurgono a qualche tipo di cronaca o onore anche solo letterario. Ma è grazie al loro lavoro indefesso e a quelle reti amicali se la letteratura (e la poesia) è potuta sopravvivere ed ancora è vitale. Quel provincialismo e quella perifericità, che son ragioni di critica e vituperio per ogni forma che non sia né accademica né capitale, è oggi un elemento non secondario della possibilità stessa della poesia, una sua condizione di esistenza necessaria ma non sufficiente. Ennio Abate evidenzia proprio all'inizio di “Nei dintorni di Franco Fortini” la perifericità ma lascia poi trapelare tutta la sua vitalità proprio attraverso i rapporti veri o letterari ma sempre serrati con la figura centrale nel libro.
Con queste letture e interventi “Nei dintorni di Franco Fortini” Ennio Abate serve ai commensali che osino partecipare a questa mensa una salutare fettina di bambù adatta anche ai meno vegani fra di noi.