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Civetta o Barbagianni - un titolo di Leonardo Sciascia

All'inizio de "Il giorno della civetta", Leonardo Sciascia premette una citazione da Shakespeare: "... come la civetta quando il giono compare" citandola solo come "Shakespeare, Enrico VI".

La tentazione di interpretare la citazione di Shakespeare come il giustificativo del titolo è senz'altro irresistibile, come ricordato, ad esempio, all'inizio di questo articolo.

Tuttavia, nel testo di Sciascia non c'è nemmeno una volta il ricorso a questo animale, la civetta: nemmeno una volta viene citata, mai, nel libro, è presente neppure la parola "civetta". Allora, mi pare, diventa legittimo domandarsi a che serve la citazione all'inizio del libro? Cosa giustifica? Ma, più ancora, cosa significa?

 L'indicazione dell'autore è peraltro ambigua: "Shakespeare Enrico VI" non è affato un'indicazione puntuale della fonte. Intanto, perché l'Enrico Sesto di Shakespeare è composto di tre parti e l'autore non indica a quale delle tre parti è riferita la citazione. Inoltre, perché la citazione sulla civetta è privata del tutto del suo contesto. Di fatto, anche a voler leggere tutto l'Enrico Sesto - se lo si fa in italiano - non è affatto sicuro di riuscire ad identificare la citazione di Sciascia. Il testo originale inglese Shakespeariano, infatti, recita:

And he that will not fight for such a hope,
Go home to bed, and like the owl by day,
If he arise, be mock'd and wonder'd at.

 Ma non sempre l'inglese "owl" è tradotto con l'italiano "civetta". La parola è infatti polisemantica anche nell'inglese moderno: può significare "gufo" o "civetta" (che non sono animali affatto uguali, nonostante la contiguità semantica anche in italiano) oppure anche "allocco" e, almeno nell'inglese elisabettaino di Shakespeare, "barbagianni". Ed è infatti, probabilmente, in quest'ultimo senso che Shakespere usa la parola "owl".

Oltre all'indicazione faunistica, la parola "barbagianni" o "allocco" conserva, anche in italiano, la valenza umanizzata di "persona sciocca" come da vocabolario (significato 2). Ritengo che sia proprio questo l'uso che Shakespeare, e con lui Sciascia, intende fare della parola. Solo che la traduzione di "civetta" va contro questa interpretazione. Altrimenti, il libro avrebbe dovuto intitolarsi "Il giorno del barbagianni" invece che "Il giorno della civetta".

E tuttavia l'allusione shakesperiana a me pare aggiungere un ulteriore livello semantico al racconto.

Al termine del racconto "A ciascuno il suo" si dice del protagonista, misteriosamente scomparso perché aveva scoperto la verità sull'omicidio del farmacista e del suo compagno di caccia: "Era un cretino". Ed è l'ultima frase del libro.

Il ricorso alle valutazioni sui tipi umani non è dunque affatto infrequente nelle opere di Leonardo Sciascia. Del resto, nello stesso "Il giorno della civetta", la famosa sparata del boss che divide la razza umana in uomini, mezzi uomini, ominicchi, piglianculo e quaquaraquà è una passaggio dello stesso tipo. Valutazione sui tipi umani, dunque.

Allo stesso genere di elocuzione a me pare appartenere l'inizio de "Il giorno della civetta" ed è ad una valutazione tipologica che mi pare alludano tanto Shakespeare quanto Sciascia. Con la differenza che, in Shakespeare, la valutazione è esplicita, in Sciascia no.

"Allocco" o "Barbagianni" deve sembrare il commissario Bellodi, uomo del nord, alla società siciliana con la quale si rapporta e, al contempo, gli "uomini" siciliani debbono apparire "allocchi" o "barbagianni" alle signore ed alla società del nord tratteggiata nelle ultime pagine del libro.